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3] MAGDALENA PULIVO LE CASE ORA RIPULISCO I CRIMINALI
4] MAGDALENA PULIVO LE CASE ORA RIPULISCO I CRIMINALI
5] Presentazione Alessandra Capitano del RIS
6] MEDIASET scheda Programmes RIS 5 - DELITTI IMPERFETTI
7] Franco Forte e La Compagnia della Morte
8] Vini con delitti: bianchi, rossi e frizzanti
9] Gea Lionello in amore
10] Jun Ichikawa Mainichi Japan

Il caso Cogne
Erika & Omar
Unabomber
Pacciani
Sarah Jay
F. Carretta


Delitti Imperfetti - Garofano Luciano

Titolo: Delitti imperfetti. Sei casi per il Ris di Parma
Autore: Garofano Luciano
ISBN: 88-438-0484-7


Delitti Imperfetti 2 - Garofano Luciano

Titolo: Delitti imperfetti. Atto II. Nuovi casi per il Ris di Parma
Autore: Garofano Luciano
ISBN 88-438-0515-0 EURO



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RIS Alessandra, Capitano del RIS

Titolo: Alessandra, Capitano del RIS
Autore: Francesca Padula
ISBN: 978-88-903118-1-9
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RIS5 - Delitti Imperfetti 5 - RIS 5




Il mostro di Firenze Il mostro di Firenze Il mostro di Firenze


E' una notte calda. Barbara Locci, trentadue anni, ed Antonio Lo Bianco, ventinove, si stanno amando nella loro Giulietta Bianca. Nella campagna toscana di Castelletti di Signa, i due fidanzati sono soli. O così credono. Ma quella notte, tra il 21 ed il 22 agosto 1968, un assassino sfoga la sua sete di sangue massacrando i due giovani. Per quel delitto finisce in carcere Stefano Mele.
Il 14 settembre 1974 a Borgo San Lorenzo, vicino Firenze, Stefania Pettini, 18 anni, ed il fidanzatino Pasquale Gentilcore sono sorpresi dal maniaco in una Fiat 127 blu. Lui è freddato a colpi di pistola, mentre su di lei il mostro si accanisce con novantasei pugnalate e con un tralcio di vite.
Passano degli anni ed il 6 giugno 1981 la ventunenne Carmela Di Nuccio viene uccisa insieme al compagno trentenne Giovanni Foggi in un viottolo sterrato vicino a Scandicci (Firenze). Per la prima volta in questa serie orrenda di delitti collegati tra loro, la ragazza subisce un'orribile mutilazione: le viene asportato il pube. Una settimana più tardi viene arrestato Enzo Spalletti, conosciuto per essere un guardone ed accusato di sapere troppe cose sul delitto. Ma il 22 ottobre 1981 a Cadenzano l'assassino torna ad uccidere, scagionando così il vojeur. Susanna Cambi, ventiquattro anni e Stefano Baldi, ventisei vengono ammazzati e la giovane vittima riceve la stessa menomazione. Ormai è chiaro che ci si trova davanti ad un serial killer.
Si comincia a parlare di "mostro" solo dopo l'ennesimo delitto, il 19 giugno 1982, a Montespertoli, quando Antonella Migliorini, diciannovenne, e Paolo Mainardi, ventiduenne, sono vittime del maniaco.
Il giudice istruttore Vincenzo Tricomi annuncia il 7 novembre 1982 il nuovo indagato: Francesco Vinci, che, però, viene discolpato il 9 settembre 1983 dallo stesso serial killer che uccide ancora a Giogoli due ragazzi tedeschi, Horst Meyer e Uwe Rusch Sens, entrambi ventiquattrenni. Altri innocenti vengono arrestati, senza che tra di loro ci sia i cosiddetto "mostro di Firenze".
L'8 settembre 1985 l'ultimo delitto del maniaco avviene agli Scopeti dove vengono uccisi Jean Michel Kraveichvili, venticinque anni, e Nadine Mauriot, trentasei anni.
Tre giorni dopo Pietro Pacciani fa il suo ingresso in questa storia. In una lettera anonima arrivata ai carabinieri, infatti, viene additato come il responsabile degli omicidi. Il 16 marzo 2001 nel corso di un nuovo incidente probatorio richiesto dal Pm Paolo Canessa si scopre che il biglietto anonimo sarebbe stato scritto da Giovanni Spinoso, giornalista della redazione toscana di Rai3 e genero di una delle vittime.
Dal 30 ottobre 1991 il contadino toscano viene indagato per i delitti del serial killer. Alle spalle una condanna per violenza carnale sulle figlie. Per dodici giorni, tra l'aprile ed il maggio del 1992, vengono perquisiti la casa e l'orto dell'indagato a Mercatale. Vengono scovati un paletto di cemento, una cartuccia calibro 22 della stessa serie di quella utilizzata dal serial killer ed altri oggetti ambigui. Il 16 gennaio 1993 Pacciani viene arrestato con l'accusa di essere il maniaco. Rinviato a giudizio per gli otto duplici omicidi il 16 gennaio 1993, è condannato a quattordici ergastoli - per tutti gli omicidi tranne il primo - il 15 gennaio dell'anno successivo. Il 29 gennaio 1996 comincia il processo d'appello, mentre il 12 febbraio Mario Vanni viene arrestato con l'accusa di essere complice di Pacciani. Il 13 febbraio il colpo di scena: Pacciani è assolto da ogni accusa dalla Corte d'assise d'appello, sentenza poi, ennesima svolta, annullata dalla Cassazione il 12 dicembre.
Il 2 gennaio 1997 Giancarlo Lotti si autoaccusa: "Ho ucciso anch'io" e i "compagni di merenda" diventano così tre. Lotti racconta anche di rapporti sessuali avuti con Pacciani che viene accusato perfino da un altro detenuto, Giuseppe Tazzina, di avergli offerto dei soldi per uccidere una coppia. Per questo il 20 maggio 1997 comincia il processo bis per il mostro di Firenze.
E' la prima volta che in Italia si affronta un caso così intricato e misterioso. In ventisei anni di indagini si sono succeduti, incrociati, affrontati e scontrati investigatori di ogni tipo, con cervelli di ogni tipo. Le indagini sono state giudicate dai media imprecise, basate su valutazioni imperfette, inquinate da scontri personali e professionali, da accavallamenti di iniziative e dal tempo che cancella i ricordi.
Intanto, il 22 febbraio 1998 Pietro Pacciani viene trovato morto nella sua abitazione di Mercatale val di Pesa. L'autopsia è chiara: decesso naturale. Almeno sul momento. Infatti, il 30 marzo 2001 gli inquirenti aprono un fascicolo contro ignoti per l'omicidio di Pacciani. Diversi gli indizi che vengono presi ancora una volta in esame, come le macchie ipostatiche, ovvero quelle dovute al coagulo del sangue, trovate sulla schiena del cadavere adagiato, invece, sulla pancia. E poi i novecento milioni intestati al contadino, troppi per essere il frutto del suo lavoro. Ed ancora: la porta della casa aperta come le finestre. Le strane visite a casa del contadino e la fuga del pittore Claude Fabriard, per cui Pacciani ha lavorato come giardiniere. Alla vigilia del processo ai "compagni di merende" l'artista sparisce e gli investigatori trovano nella sua abitazione armi mai denunciate, materiale pornografico, foto e disegni di donne mutilate, un blocco da disegno della stessa marca di quello posseduto da una delle vittime e dei ritagli di giornale sul processo a carico di Lotti e Vanni.
Ma, soprattutto, insospettisce la polizia la lunga scia di delitti che scorre parallela alle indagini sul mostro di Firenze. Sei morti, tutti collegati fra di loro e con Pacciani. Renato Malatesta, amico del contadino, trovato impiccato ma con i piedi che gli toccano la terra; la figlia di Malatesta, Milva, bruciata nella sua Fiat Panda insieme al figlio Mirko di tre anni; Francesco Vinci, sospettato per un periodo di essere il mostro, ed il suo pastore, anch'essi carbonizzati; la prostituta Anna Milva Mattei, che aveva avuto una relazione con il figlio di Vinci, data alle fiamme.
Tutto fa pensare agli inquirenti che sussista l'ipotesi del doppio livello: un gruppo di fuoco composto da Pacciani e dai "compagni di merende" che uccide per guadagnare soldi con a capo una cerchia di ricchi personaggi mandanti dei delitti. Le indagini, così, si riaprono, sebbene il 24 marzo 1998 i giudici della Corte d'assise abbiano pronunciano la loro sentenza. Mario Vanni: ergastolo, Giancarlo Lotti: 30 anni. Pietro Pacciani: assolto per non aver commesso il fatto.
Il 6 agosto 2001 nuovo colpo di scena. La squadra mobile di Firenze consegna alla procura un rapporto che ipotizza un "secondo livello" nei delitti di Firenze. Una setta satanica avrebbe commissionato i delitti a Vanni, Pacciani e Lotti per utilizzare gli organi asportati alle vittime. E non è finita. A settembre viene perquisita la casa del criminologo Francesco Bruno. Per quindici ore la sua abitazione è stata passata al setaccio. Bruno era stato il punto di riferimento del pool difensivo di Pacciani durante il processo d'appello. Le indagini ora seguono due direzioni. La setta satanica, secondo cui personaggi facoltosi e potenti pronti a pagare milioni per avere dei feticci, avevano ingaggiato i compagni di merende. Dall'altra, la morte di Pacciani. Non sarebbe morto per un attacco di cuore, ma perché assassinato da una mistura di veleno e medicine, per farlo tacere.
A dicembre 2001 il settimanale Panorama pubblica un articolo secondo il quale Pier Luigi Vigna, ora Procuratore nazionale antimafia, nel periodo in cui era Procuratore di Firenze si sarebbe attivato per coprire esponenti di una banda di sequestratori d'origine sarda forse coinvolti nelle indagini sul "mostro di Firenze". Ad indicare il pm un testimone. Sul caso a gennaio 2002 indaga la procura di Bologna. Anche per l'ipotesi di calunnia.

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Chi l'ha visto? Il Mostro Firenze

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